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Willy Fleckhaus

Velbert, 1925
Castelfranco di sopra, 1983

Willy
Willly Fleckhaus

La biografia a lui dedicata pubblicata nel 1997 aveva come semplice titolo il suo nome: “FLECKHAUS” in carattere Baskerville maiuscolo, mentre il sottotitolo recitava: “Il primo Art director della Germania”.

Non c’era esagerazione in quel sottotitolo, nella Germania del dopoguerra Willy Fleckhaus fu senza dubbio il grafico più creativo, innovativo e influente nel panorama editoriale della giovane Repubblica Federale Tedesca.

Willly Fleckhaus

Fleckhaus, scampato alla guerra e alla prigionia, inizia giovanissimo come redattore-giornalista-grafico per la rivista Aufwárst (Avanti) del sindacato lavoratori.
Lavorava con forbice, colla e poche immagini rigorosamente in bianco/nero e un paio di caratteri “bastoni” sempre maiuscoli, che ben presto diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica.
Qualcuno definí il suo stile come la perfetta fusione tra il rigore “svizzero” e la grafica dei Magazines americani Life e Harper’s Bazaar.
Ma nell’ambiente dei grafici puristi, suoi contemporanei, cultori della supremazia dei “tipi” e l’intoccabilità delle regole tipografiche, Fleckhaus era percepito come il diavolo in anticamera, un distruttore di norme e regole; fu perfino accusato di essere un “formalista”. In realtà Fleckhaus fu nel suo tempo un rivoluzionario, come Carson e Brody alcuni decenni dopo. Non disegnò mai un suo carattere, anche quando la moderna fotoriproduzione ne metteva a disposizione centinaia. Fleckhaus non lo riteneva necessario; per il suo modo di concepire il layout, il rapporto tra immagine, testo e titoli, bastavano i pochi caratteri (Times, Baskerwille, Futura) che utilizzava in funzione della storia da raccontare. Raccontare “storie visive” attraverso il rapporto drammaturgico tra caratteri, fotografie e testo; questa era la sua vera “cifra” stilistica, una modalità del tutto nuova per la grafica dell’epoca, in Germania come in Europa.

aufwarts
Aufwärts, 1954
© Photo: Christa Peters
aufwarts
Aufwärts, 1956
© Photo: Horst H. Baumann
aufwarts
Aufwärts, 1958
© Photo: Will McBride
Willy Fleckhaus
Willy Fleckhaus
il Prof. Willy Fleckhaus durante una lezione in Accademia a Carrara.
© Photo: Jutta Schneider, 1980 

Fleckhaus raccontava storie con la mentalità di un redattore ma con uno sguardo per la ricerca estetica, non sottomessa al testo, ma impaginata come una “prima donna”. Dopo i primi anni passati in provincia, Fleckhaus si trasferì a München (Monaco di Baviera) dove trovò l’ambiente e l’atmosfera del boom economico tedesco, i movimenti giovanili, la moda coloratissima, i nuovi costumi sociali, la musica e la modernità di cui si sentiva attratto e partecipe. Da questa atmosfera scaturì la rivista “Twen”, fondata, progettata e diretta da Fleckhaus dalla sua nascita (1959) sino alla chiusura (1971). Già il titolo preludeva al pubblico a cui si rivolgeva: un pubblico giovane, moderno, avanguardista, che non si riconosceva nella società del benessere ma ancora borghese e perbenista. Il grande formato e il titolo cubitale Twen breve e di veloce lettura era una frustata in faccia ai conservatori; gli articoli sempre polemici su temi ancora tabù come l’aborto, la sessualità, la musica rock e jazz e l’arte contemporanea, furono schiaffi alla vecchia generazione. E naturalmente anche l’impaginazione e il layout seguirono questi dettami; fotografie sempre a colori, enormi e a tutta pagina con tagli estremi, titoli di testa a caratteri sempre maiuscoli con spaziature e interlinee estreme, e le spettacolari “doppie pagine”.
Per Twen, Fleckhaus si avvalse della collaborazione di fotografi come Erwin Fieger, Ernst Haas, Reinhard Wolf, Irving Penn, Will MacBride e di illustratori come Heinz Edelmann, noto per il famoso film animato “Yellow Submarine”. Si può dire che Twen fu il progenitore degli odierni Life style magazines. La sua fama in Germania fu tale che aziende di ogni settore (TV, riviste, editori, aziende ecc.) cercavano il suo stile, il suo marchio; tutti volevano Fleckhaus. L’interesse più grande lo ebbe l’editore S. Unseld, noto per la qualità e la raffinatezza letteraria delle case editrici Shurkamp e Insel. Per queste Fleckhaus lavorò fino alla sua morte, progettando centinaia di copertine e numerose collane che innovarono la grafica editoriale tedesca e non radicalmente. Anche gli editori italiani lo vollero; Feltrinelli voleva i suoi progetti, ma è solo con Boringhieri che riuscì a realizzarli. Un altro progetto a lungo termine di Fleckhaus fu il Magazine allegato al quotidiano Frankfurt Allgemeine Zeitung; inconfondibile per la copertina sempre nera, che diventò un altro suo elemento stilistico, ispirò l’editore italiano Franco Maria Ricci della rivista FMR che volle le copertine sempre nere, in omaggio a Willy Fleckhaus.

La sua fama di Art director si affermò in Europa e in America dove l’Art Directors Club di New York gli conferì numerosi premi. Fu membro e presidente dell’Art Directors Club tedesco. Dopo i successi e la fama, Fleckhaus fu cooptato come docente presso la prestigiosa Gesamtochchule di Essen/Werden per l’insegnamento di “Design u.Visuelle Kommunikation” e in seguito ottenne una Cattedra presso l’Università di Wuppertal. Come docente applicò quelli che erano i principi della sua progettazione editoriale, ossia raccontare “storie” credibili e affascinanti. La sua didattica e il suo metodo consistevano nel considerare i suoi studenti come una vera e propria “redazione”. Ormai celebre Art director di indiscussa fama, Fleckhaus si comportava come tale anche nella didattica, ma senza autoritarismo e allure. Al suo corso si iscrivevano studenti provenienti da tutta la Germania, fotografi, grafici, illustratori ecc., tutti consapevoli che il diploma di laurea, conseguito con il professor Fleckhaus valeva come “marchio di qualità”. Durante la docenza, Fleckhaus proseguiva nella professione progettando nuove riviste, loghi, cataloghi aziendali, campagne pubblicitarie e a organizzare fiere come la Fotokina ecc.
Grazie a questa sua vasta attività, Fleckhaus fu il “produttore” dei suoi studenti i quali partecipavano ai progetti editoriali sia come grafici che fotografi, diventando molto spesso suoi assistenti e/o grafici assunti nelle riviste da lui progettate. Ciò accrebbe ancor di più il suo credito tra gli studenti, anche tra quelli che lo criticavano, ma che gli riconoscevano la disponibilità, l’autorevolezza e il merito di esaltare il loro lavoro.
L’uomo Willy Fleckhaus era in realtà un timido che interpretava il “ruolo” di Art director e di docente autorevole con un’apparente distacco che potevano intimorire. In realtà e in privato, Fleckhaus era persona amabile che adorava il buon cibo e la convivialità; amava molto l’Italia, tanto da avere una casa a Castelfranco di Sopra in Toscana, non lontano da quei paesaggi che, a suo dire, ispirarono la natura nei dipinti di Leonardo da Vinci. Abitò anche un’antica torre saracena, a sud del Gargano. L’improvvisa scomparsa, proprio nella casa italiana, lasciò letteralmente sgomenti non solo familiari e amici, ma anche la moltitudine di studenti, fotografi e illustratori a lui riconoscenti. Anche i colleghi e perfino gli avversari, riconobbero che la Germania perdeva il suo “primo” Art director.

Trumpet
Tween (1959-1971),  è stata una delle più influenti pubblicazioni di grafica editoriale del dopoguerra. Fleckhaus ne fu il direttore artistico fin dal primo numero.
Fleckhaus in studio
Willy Fleckhaus nelle redazione di Twen, 1964
Frankfurter Allgemeine Magazin nasce nel 1964 come supplemento del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’Art director Fleckhaus rese la rivista uno dei progetti editoriali più sofisticati d’Europa.
Frankfurter Allgemenie
Frankfurter Allgemenie
Doppie pagine interne del Frankfurter Allgemeine Magazin. Grattacieli di New York, 1980
® Photo: Reinhart Wolf
Max Frisch, Suhrkamp 1976. Romola Nijinsky, biografia, Insel 1974. Paul Nizon Stolz, Suhrkamp 1975
Olaf Gulbransson, Es War einmal, Piper 1983.
E. L. Doctorow, Insel 1974.
Ingeborg Bachmann, Malina, Suhrkamp.
Odon Von Horvath Judend Ohne Gott
Odon Von Horvath Judend Ohne Gott
Dallo schizzo alla copertina.
Suhrkamp Literatur Zeitung, 1976
Fleckhaus a Essen-Werden
Fleckhaus a Essen-Werden
Willy Fleckhaus durante una lezione a Essen-Werden, 1976
© Photo: Jürgen Röhrscheid